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Il 22 febbraio del 1980 un commando neofascista irrompeva in casa di Valerio Verbano, sequestrando i genitori e attendendo il suo rientro da scuola, per poi ucciderlo a colpi di pistola. Studente del Liceo Archimede e militante dellβAutonomia Operaia, aveva costruito una corposa inchiesta militante sui gruppi neofascisti e i loro rapporti con lo Stato.
Come collettivi studenteschi, reti transfemministe, centri sociali e sindacalismo conflittuale, esperienze di mutualismo e solidarietΓ , quarantasei anni dopo saremo nelle piazze e nelle strade per una mobilitazione antifascista nel nome di Valerio, riannodando ancora una volta i fili rossi che legano conflitti e movimenti di decenni diversi.
Mentre il potere utilizza lo spettro dei cosiddeti βanni di piomboβ per criminalizzare ogni forma di conflittualitΓ sociale, e lβoffensiva revisionista dellβestrema destra al governo Γ¨ arrivata a far sparire dal linguaggio istituzionale le responsabilitΓ del fascismo nella Shoah e del neofascismo nelle stragi di Stato, la storia di Valerio Verbano rappresenta unβanomalia. Unβanomalia per la sua capacitΓ di parlare al presente e di essere oggi piΓΉ che mai partigiana, lontana da ogni tentativo di pacificazione e riconciliazione, irriducibilmente di parte.
Quando il fascismo bussa alle porte nella forma del suprematismo etnico-religioso che compie un genocidio a Gaza, o in quello del terrore dellβICE di Donald Trump o delle distopie degli oligarchi tech come Musk e Trump, mentre Giorgia Meloni organizza la svolta autoritaria nel nostro paese, il nostro antifascismo non solo non Γ¨ negoziabile, ma Γ¨ la pratica con cui difendiamo le nostre strade e i nostri quartieri.
Il nostro antifascismo non puΓ² che essere parte della lotta contro il regime di guerra – che impone la riconversione bellica e la crisi con un autoritarismo sempre piΓΉ forte che sta portando all’Orbanizzazione dell’Europa – e contro le frontiere interne ed esterne, per la libertΓ di movimento e di circolazione.
Mentre seguiamo i processi per i fatti di Budapest, “ANTIFA” Γ¨ stata giΓ da tempo denominata come sigla di un’organizzazione terroristica dagli USA e dall’Ungheria. Per questo il corteo vedrΓ la partecipazione dei genitori di Maja T. e avrΓ al centro la campagna internazionale Free All Antifas, con cui chiediamo la liberazione di tuttΠ· lΠ· antifascistΠ· in Europa.
Il nostro antifascismo, infine, non puΓ² che essere transfemminista, nelle pratiche e nei discorsi necessari a contrastare ogni forma di disciplimento e controllo sui nostri corpi, sulle nostre voci, sulle nostre libertΓ . Per questa ragione metteremo al centro la mobilitazione di fine febbraio contro l’emendamento Bongiorno, verso un 8 marzo di lotta e di sciopero.